Science Commons: la condivisione del sapere scientifico

NUOVO: Il nuovo sito di Science Commons (link aggiunto da J.C. De Martin).

Science Commons

Traduzione di Maria Chiara Pievatolo pievatolo@despammed.com

Benvenuti su Science Commons

Science Commons è un nuovo progetto di Creative Commons, che partirà l’1 gennaio 2005.
Ha il compito di incoraggiare l’innovazione scientifica, facilitando agli scienziati, alle università e alle industrie, l’uso di letteratura, dati e altri oggetti di proprietà intellettuale e la condivisione della loro conoscenza con gli altri. Science Commons si vale della vigente legislazione sul copyright e sui brevetti per promuovere strumenti giuridici e tecnici volti a eliminare le barriere alla condivisione.

Presupposti

La scienza dipende dall’accessibilità e dall’uso di dati di fatto. Grazie ai progressi nell’archiviazione e nel calcolo elettronico, l’indagine scientifica, in quasi tutte le discipline, sta diventando sempre più ricca di dati. Sia che si tratti di meteorologia, o di genomica, o di medicina, o di fisica delle alte energie, la ricerca dipende dalla disponibilità di database molteplici, provenienti da molteplici fonti, pubbliche e private, e dalla loro apertura ad essere ricombinati, esplorati ed elaborati agevolmente.

Le tradizioni statunitensi

Negli Stati Uniti, questo processo è stato tradizionalmente sostenuto da una serie di politiche, leggi ed usanze per lo più invisibili perfino a chi lavorava nel campo della scienza.
In primo luogo, il diritto americano sulla proprietà intellettuale (e, fino a poco tempo, quello dei paesi più sviluppati) non concedeva la tutela della proprietà intellettuale sui “meri fatti”. Si poteva brevettare la trappola per topi, ma non i dati sui comportamenti dei topi, o sulla resistenza a trazione dell’acciaio. Un articolo scientifico poteva essere sottoposto a diritto d’autore, ma i dati su cui si fondava no. La proprietà commerciale doveva essere limitata alla fase prossima al punto in cui un prodotto finito entra nel mercato. I dati al di sopra rimanevano a disposizione di tutto il mondo. In secondo luogo, la legge degli Stati Uniti imponeva che anche le opere del governo federale che potevano essere sottoposte a diritto d’autore ricadessero immediatamente nel pubblico dominio – una disciplina di grande importanza, a causa dell’enorme coinvolgimento dello stato nelle ricerca scientifica. In senso più ampio, la consuetudine, nel campo della ricerca scientifica a finanziamento federale, era quella di incoraggiare una diffusa disseminazione di dati a prezzo di costo o sottocosto, nella convinzione che, similmente alla rete delle strade interstatali, l’offerta di questo bene pubblico avrebbe prodotto incalcolabili vantaggi economici.
In terzo luogo, nelle scienze stesse, e in particolare nelle università, una forte tradizione sociologica – talvolta detta tradizione mertoniana della scienza aperta – scoraggiava lo sfruttamento proprietario dei dati – in quanto opposto alle invenzioni derivanti dai dati – e richiedeva, come condizione per la pubblicazione, la disponibilità degli insiemi di dati su cui si basava l’opera.

Innovazione tecnologica e attrito giuridico

Questi tre principi fondamentali si sono evoluti – con il passo naturalmente lento degli ordinamenti giuridici – da concetti che esistevano anche prima della Rivoluzione Industriale. Analogamente, la pubblicazione scientifica ha una tradizione assai antica. Le tecnologie moderne, e soprattutto l’impiego progressivo del World Wide Web come biblioteca, hanno cambiato per sempre il meccanismo della trasmissione e della riproduzione dei documenti. In molti campi i risultati sono pubblicati quasi alla stessa velocità con cui vengono ottenuti. Ma il diritto d’autore è mutato con un passo diverso. La combinazione del progresso della tecnologia moderna con un sistema giuridico progettato per un ambiente basato su una tecnologia diversa sta oggi producendo alcune conseguenze non volute. Una di queste è una specie di “attrito” giuridico che ostacola l’uso delle scoperte scientifiche e può condurre a scoraggiare l’innovazione.
Per contrapporvisi, una comunità ampia e vigorosa si è unita a sostenere il concetto di Open Access per la letteratura scientifica. “digitalizzato, on-line, gratuito, e libero dalla maggior parte delle restrizioni connesse al diritto d’autore e alle licenze”. I National Institutes of Health statunitensi hanno proposto un Open Access obbligatorio per tutte le ricerche da loro finanziate, a partire da sei mesi dopo la data di stampa, e nel Congresso c’è sostegno per questa iniziativa. La maggior parte delle riviste importanti hanno concesso agli autori il diritto di pubblicare per proprio conto delle versioni dei loro articoli peer-reviewed. Ma le questioni giuridiche sono ancora senza risposta: come un autore può rendere disponibile al pubblico la sua opera, pur assicurandosi di conservare qualche diritto su di essa?
Il passo diverso del cambiamento della tecnologia moderna rispetto diritto crea attrito anche altrove. Per esempio, nell’ambito della genetica, la disciplina sui brevetti si è approssimata pericolosamente a un diritto di proprietà intellettuale sui meri fatti – i C, G, A e T di una particolare sequenza genetica. In altri ambiti, complicati contratti per adesione creano diritti di proprietà intellettuale de facto sui database, completati da accordi di estensione e da molteplici limitazioni sull’uso. Sul piano legislativo, gli Stati Uniti stanno considerando e l’Unione Europea ha già adottato un “diritto sui database” che effettivamente concede la tutela della proprietà intellettuale sui fatti – mutando una delle premesse fondamentali della proprietà intellettuale: che non si possono mai possedere fatti o idee, ma solo le invenzioni o le espressioni prodotte dalla loro intersezione.
Anche il ruolo del governo federale sta cambiando. Ai sensi dell’importante e meraviglioso Bayh-Dole Statute, i ricercatori con finanziamento federale sono incoraggiati a cercare un uso potenzialmente commerciale della loro ricerca. Le università sono divenute partner nello sviluppo e nella mietitura dei frutti della ricerca. Questo processo ha prodotto, in molti casi, dei risultati stupefacenti, convertendo la scienza nuda ed essenziale in prodotti utili per molte industrie. Ma, di conseguenza, il perseguimento della commercializzazione ha risalito la corrente, raggiungendo, in qualche caso, i livelli della ricerca e dei dati fondamentali, e ciò ha creato complicati requisiti giuridici. Se i particolari possono diventare complicati quando la proprietà intellettuale incombente è un nuovo “metodo” per mettere alla prova l’attività biologica, ci sono ancora più problemi per la tutela tramite brevetto dei geni, delle proteine e delle funzioni che se ne derivano.
Il mero costo, in termini di tempo e di denaro, di un lavoro legale così complesso e multilaterale può mettere la proprietà intellettuale in fuorigioco – le spese legali, semplicemente, sono più costose di quanto il prodotto potrebbe guadagnare sui mercati aperti una volta fatto il lavoro legale. Questo ostacola l’innovazione scientifica, poiché il valore dell’informazione scientifica aumenta esponenzialmente se è connessa ad altra informazione scientifica, e si minimizza quando essa è tenuta segregata dal diritto.

Alla ricerca di una soluzione

Queste circostanze non sono passate inosservate. Numerosi scienziati hanno sottolineato l’ironia del fatto che, nel momento storico in cui abbiamo le tecnologie per rendere i dati scientifici disponibili a tutto il mondo ed elaborarli in maniera distribuita, le restrizioni giuridiche sul trasferimento rendono più difficile connettere i punti. Società di eruditi come le National Academies of Sciences, enti di finanziamento federale come la National Science Foundation e altri gruppi hanno espresso preoccupazione per e tendenze che si stanno sviluppando. La soluzione avrà bisogno di essere tanto complessa quanto il problema che cerca di risolvere, cioè dovrà essere multidisciplinare e multinazionale, e dovrà coinvolgere iniziative sia pubbliche sia private.

Partecipate a Science Commons

Science Commons è un progetto esplorativo volto ad applicare le idee e le iniziative di Creative Commons all’ambito della scienza.

1.Pubblicazione scientifica / Riviste e archivi Open Access

In questo caso Science Commons è una prosecuzione del ruolo di patrocinatore dell’interesse pubblico, tradizionalmente svolto da Creative Commons. Le licenze Creative Commons esistenti hanno una rilevanza immediata nel campo della pubblicazione scientifica. Citiamo come esempio la Public Library of Science (PloS) che ha convenuto di adottare la licenza CC Attribution come licenza di base – mettendo chiunque in grado di offrire e distribuire traduzioni, purché sia fatta menzione degli autori originari. Ma ci sono molte altre questioni: il lato giuridico è stato lento ad evolversi, creando all’innovazione fastidi, spese e barriere non necessarie. Siamo convinti che, in aggiunta alle licenze CC già create, la pubblicazione scientifica produce altri ambiti di interesse connessi alle licenze, come: * licenze per la pubblicazione in altre riviste * licenze su preprints e postprints * licenze per il self-archiving (autoarchiviazione) da parte dell’autore * meccanismi di autoarchiviazione * implicazioni giuridiche del modello economico Open Access * applicazione di licenze meccanicamente leggibili ai documenti

2.Licenze e trasferimento di tecnologia

Alcune barriere al flusso dei dati o delle scoperte scientifiche sono necessarie; per esempio i brevetti, usati nel modo giusto, possono dare gli incentivi necessari a finanziare la ricerca futura. Il problema è se ci sono barriere non necessarie al flusso dei dati scientifici e alla scoperta che Science Commons può aiutare a risolvere.
Questo sforzo è esplorativo. Osserva il ruolo tradizionale di gruppo legale che patrocina l’interesse pubblico, ma si estende oltre il diritto d’autore entro gli ambiti dei brevetti, del trasferimento tecnologico e della concessione di licenze di proprietà intellettuale. Siamo interessati ad indagare su questioni come: * in che modo usare l’azione collettiva per mantenere la circolazione dei dati “a monte”? * licenze-modello aperte ridurrebbero i costi di transazione nella concessione di licenze di proprietà intellettuale? * che valore avrebbero delle licenze-modello aperte per le malattie orfane e per quelle dei poveri del mondo? * che modelli di licenza richiederebbe una realistica “amministrazione fiduciaria” di tecnologia? * in che modo le organizzazioni finanziatrici e le università possono usare licenze-modello aperte? * come conservare il tradizionale carattere di pubblico dominio dei database?

3.Inefficienza nell’ amministrazione dei dati

Una tendenza ulteriore della scienza è la parallelizzazione della generazione di dati: più semplicemente, le macchine stanno assumendo il ruolo di creare i dati puntuali, mentre gli uomini rimangono i loro interpreti primari. Ai sensi del Bayh-Dole Statute, sono proprio queste interpretazioni ad essere, tipicamente, del massimo valore: il meccanismo di azione con cui funziona il cancro, o la deduzione della funzione di un gene. Solo una piccola percentuale dei meri dati è effettivamente usata per sostenere tali interpretazioni. Anche gli innovatori usano solo una piccola porzione dei dati, perché il primo gradino dell’analisi è appunto la loro riduzione statistica. Dopo tutto, quale scienziato è in grado di archiviare e interrogare un modello mentale di più di 25000 geni? Questa è un’amministrazione dei dati estremamente ricca di sprechi, nella quale informazioni valide sui mutamenti di stato e il comportamento contestuale della biologia, della chimica, della fisica e di altre scienze vengono semplicemente versate per terra.
Ci sono tentativi significativi di archiviare tali insiemi on-line, ma si devono prendere in considerazione molti aspetti tecnici e giuridici. Science Commons sta indagando sia i meccanismi legali che governano le mere raccolte di dati on-line, sia i progetti di tecnologia per pubblicare simili raccolte in modo da renderle più utili. Il tentativo del World Wide Web Consortium per un Semantic Web for Life Sciences è una parte essenziale di questa indagine, come il progetto del MIT Dspace per l’archiviazione digitalizzate. Intendiamo porre questioni come: * quante combinazioni sono state sperimentate soltanto perché erano implicite nel progetto dell’esperimento come ordinamento parallelo di massa? * quante di queste ipotesi erano effettivamente contemplate dai creatori dell’esperimento? * in che modo è stato osservato il comportamento di, poniamo, cinquanta geni in un certo tessuto, per tutti gli esperimenti pubblici? * quali clausole contrattuali potrebbero governare tali database?

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