{"id":905,"date":"2005-05-04T17:07:47","date_gmt":"2005-05-04T15:07:47","guid":{"rendered":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/?p=905"},"modified":"2020-01-21T13:20:07","modified_gmt":"2020-01-21T12:20:07","slug":"le-creative-commons-parlano-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/index.php\/905\/","title":{"rendered":"Le Creative Commons parlano italiano"},"content":{"rendered":"<h1><span style=\"font-size: 16px; font-weight: 400;\">di Antonella Beccaria (shalom@linux.it)<\/span><\/h1>\n<div class=\"content\">\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\">\n<p><em>Originariamente apparso su<span>\u00a0<\/span>Opensource<span>\u00a0<\/span>(http:\/\/opensource.dschola.it\/), n. 6, Systems Comunicazioni, Vigano di Gaggiano (MI), Febbraio 2004.<br \/>\nURL: http:\/\/www.interpuntonet.it\/OpenSource\/rivista\/6\/creative\/creativee.html.<\/em><\/p>\n<p><strong>Nasce il gruppo di lavoro nazionale che aderisce al movimento inaugurato nel 2001 da Lawrence Lessig. Un momento per definire strategie e impostazioni per il futuro<\/strong><\/p>\n<p>La nascita a livello internazionale del progetto Creative Commons (http:\/\/creativecommons.org\/) risale al 2001 con il supporto del Center for the Public Domain (www.centerpd.org) e il coinvolgimento di personaggi come James Boyle, professore alla Duke Law School, Michael Carroll della Villanova University School of Law, Molly Shaffer Van Houweling del Center for Internet &amp; Society e Lawrence Lessig, docente alla Stanford Law School. E con il 18 novembre scorso, in occasione del convegno tenutosi a Torino dal titolo &#8220;La conoscenza come bene comune: software, dati, saperi&#8221;, \u00e8 stato presentato il gruppo italiano (www.creativecommons.it, per il comunicato stampo relativo alla costituzione: http:\/\/creativecommons.org\/press-releases) che si va ad aggiungere ai progetti attivi, oltre che negli Stati Uniti, in Brasile, Giappone, Finlandia, Irlanda, Cina e Taiwan.Quella che segue \u00e8 un&#8217;intervista corale, una presentazione a pi\u00f9 voci per spiegare l&#8217;origine e l&#8217;evoluzione della sezione, impostazioni verso argomenti come diritto d&#8217;autore, brevetti software e libert\u00e0 di espressione e tracciando una panoramica del lavoro futuro.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il motore aggregante che ha portato all&#8217;adesione del gruppo italiano al progetto International Commons (iCommons)?<\/strong><\/p>\n<p><em>Lorenzo De Tomasi<\/em>: \u00abNon vi \u00e8 stato un unico motore aggregante, ma pi\u00f9 iniziative avviate quasi contemporaneamente da pi\u00f9 persone poi riunitesi in un&#8217;unica comunit\u00e0. Io posso raccontare gli eventi dal mio punto di vista. Sono venuto a conoscenza nel maggio 2002 delle Creative Commons grazie all&#8217;articolo &#8220;Lessig e il Copyright modulare&#8221; apparso su Punto Informatico. Da quel momento ho seguito con molta attenzione il blog di Lawrence Lessig, ho partecipato a numerose discussioni sull&#8217;argomento (in particolare sulla mailing list ufficiale) e ho iniziato a lavorare a un progetto di comunit\u00e0 di persone e idee libere, che si \u00e8 poi tramutato nella mia tesi di laurea. Agli inizi di questa estate ho informato Antonio Amelia dell&#8217;esistenza del progetto International Commons. Antonio, laureato in giurisprudenza, ha espresso notevole interesse per l&#8217;iniziativa e ha subito contattato Christiane Asschenfeldt, coordinatrice del progetto International Commons, per iniziare la traduzione e l&#8217;adattamento delle licenze. Christiane ci ha messo in contatto con Juan Carlos De Martin e con Marco Ciurcina che, quasi contemporaneamente, avevano proposto Ieiit-Cnr e il dipartimento di scienze giuridiche di Torino come partner institution del progetto. Era anche necessario stabilire un project lead con elevate competenze legali: all&#8217;unanimit\u00e0 abbiamo scelto il professor Marco Ricolfi dell&#8217;universit\u00e0 di Torino. Il 18 novembre 2003 a Torino Lawrence Lessig e Marco Ricolfi hanno ufficialmente presentato Creative Commons Italia. Contemporaneamente sono state create una pagina di presentazione (http:\/\/creativecommons.org\/projects\/international\/it\/) e la lista di discussione ufficiale (cc-it@lists.ibiblio.org). Fondamentale \u00e8 anche stato il notevole contributo divulgativo e aggregante di alcuni gruppi attivi nell&#8217;ambito dell&#8217;informazione non istituzionale\u00bb.<\/p>\n<p><em>Danilo Moi<\/em>: \u00abNello scorso luglio sono venuto a conoscenza delle Creative Commons grazie allo spazio fisso a loro dedicato su CopyDown (http:\/\/copydown.inventati.org). Quasi immediatamente ho pubblicato due articoli dal titolo &#8220;Creative Commons: il Copyleft prende forma&#8221; (http:\/\/rekombinant.org\/article.php?sid=3D2114) e &#8220;International Creative Commons: una proposta&#8221; (http:\/\/www.annozero.org\/nuovo\/stories.php?story=3D303). In associazione con Erroneo.org, abbiamo lanciato la lista di discussione creacomm@erroneo.org con l&#8217;intento di riunire e coordinare le realt\u00e0 interessate alla divulgazione delle Creative Commons nel nostro paese e di aderire al progetto di adattamento delle licenze. Alla lista hanno aderito alcuni esponenti di Rekombinant.org, Ngvision, Newbrainframes.org, Erroneo.org, Autistici.org\/Inventati.org, CopyDown.inventati.org e cos\u00ec via. Siamo subito entrati in contatto con Lorenzo che ci ha comunicato la nascita di iCommons Italy e le partner institution. Abbiamo quindi ridimensionato l&#8217;obiettivo della lista che \u00e8 diventata fin da subito un luogo di divulgazione e confronto per la definizione degli obiettivi comuni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali i primi punti dibattuti e quali i temi attualmente pi\u00f9 caldi?<\/strong><\/p>\n<p><em>Marco Ciurcina<\/em>: \u00abAttualmente il primo obiettivo \u00e8 rendere le licenze di Creative Commons compatibili con la legislazione italiana. Questa fase del progetto sar\u00e0 coordinata dal dipartimento di scienze giuridiche dell&#8217;universit\u00e0 di Torino e avr\u00e0 Marco Ricolfi come project lead. Chiunque pu\u00f2 partecipare al dibattito e offrire il suo contributo iscrivendosi alla lista cc-it@lists.ibiblio.org. Stiamo invitando persone, enti e societ\u00e0 che potrebbero fornire un valido contributo al progetto\u00bb.<\/p>\n<p><em>Lorenzo De Tomasi<\/em>: \u00abNel frattempo stiamo preparando un sito tutto italiano grazie all&#8217;apporto di alcuni volontari. Non sar\u00e0 una semplice traduzione del sito ufficiale americano: avvieremo alcune sezioni incentrate sulla realt\u00e0 del nostro paese, come la raccolta e la recensione delle opere italiane rilasciate sotto licenza Creative Commons. Stiamo anche elaborando proposte di progetti concreti da proporre agli autori\u00bb.<\/p>\n<p><em>Juan Carlos De Martin<\/em>: \u00ab\u00c8 ragionevole aspettarsi che i contenuti creativi marchiati con le Ccpl (Creative Commons Public Licenses) vivranno principalmente sulla Rete in formato digitale. Diventano, quindi, di grandissima rilevanza problemi come l&#8217;inserimento delle licenze in formato elettronico (license metadata embedding), la creazione di motori di ricerca in grado di selezionare i risultati anche sulla base delle licenze associate ai contenuti, lo sviluppo di player multimediali che identifichino e presentino all&#8217;utente le licenze associate a file Mp3 o Mpeg-4. L&#8217;Ieiit-Cnr \u00e8 interessato<br \/>\na tutti gli aspetti tecnici, e in particicolare \u00e8 gi\u00e0 attivamente impegnato nello sviluppo di un client di streaming multimediale &#8220;Ccpl-enabled&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da un punto di vista di visibilit\u00e0 verso l&#8217;esterno, quali sono le attivit\u00e0 pubbliche che intendete realizzare?<\/strong><\/p>\n<p><em>Antonio Amelia<\/em>: \u00abIn questo momento stiamo cercando di partecipare a tutte le conferenze e convegni in cui viene richiesta la nostra partecipazione. In questo modo vorremmo sia farci conoscere il pi\u00f9 possibile che coinvolgere persone interessate a collaborare attivamente al progetto. Inoltre stiamo elaborando una strategia di comunicazione che in parte potrete vedere attuata non appena il sito italiano sar\u00e0 online\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda relazioni con referenti istituzionali, quali sono i vostri programmi?<\/strong><\/p>\n<p><em>Lorenzo De Tomasi<\/em>: \u00abFinora abbiamo solamente accennato dell&#8217;argomento nella lista pubblica e sono emersi punti di vista differenti. Sicuramente \u00e8 uno dei temi che discuteremo approfonditamente al pi\u00f9 presto\u00bb.<\/p>\n<p><em>Marco Ricolfi<\/em>: \u00abNella ricerca di referenti istituzionali, dobbiamo considerare che l&#8217;Italia \u00e8 chiamata quasi solo a recepire norme europee e internazionali. Quindi, se l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 rivolta a lasciare spazi di libert\u00e0 non presidiati da diritti di propriet\u00e0 intellettuale di imprese gi\u00e0 presenti nel settore alla ricerca e alla creazione a valle di perfezionamenti, applicazioni non previste, prodotti complementari, non dobbiamo limitarci a discutere a livello nazionale, ma allargare il dibattito a livello europeo e internazionale. Sotto questi profili di mantenimento di spazi di libert\u00e0, preferirei il parlamento europeo e il Consiglio d&#8217;Europa: si vedano gli articoli 8 e 9 della Convenzione Human Rights sulla libert\u00e0 di espressione alla Commissione e al Consiglio, cui le imprese gi\u00e0 presenti sul mercato hanno pi\u00f9 facile accesso; e mi domanderei quali fori internazionali interessare, per non parlare solo con il Trips Council, che \u00e8 istituito nell&#8217;ambito dell&#8217;Organizzazione Mondiale per il Commercio ed \u00e8 abituato a interloquire con i ministeri per il commercio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E con le altre associazioni che in Italia si occupano di diritti digitali?<\/strong><\/p>\n<p><em>Lorenzo De Tomasi<\/em>: \u00abPer ora puntiamo al loro coinvolgimento diretto all&#8217;iniziativa. Parte del lavoro \u00e8 gi\u00e0 stato fatto, ma i contatti da stabilire sono ancora molti. Lo sforzo di noi tutti in questa direzione \u00e8 quotidiano\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le pi\u00f9 recenti direttive europee (Eucd, Iped) rappresentano una minaccia libert\u00e0 di espressione, di pensiero e di ricerca. Qual \u00e8 la vostra posizione in merito? E per quanto riguarda i brevetti sul software?<\/strong><\/p>\n<p><em>Marco Ciurcina<\/em>: \u00abNon vogliamo assumere una posizione ufficiale su questi argomenti. Creative Commons Italia \u00e8 un gruppo di persone che coopera a un progetto. Ciascuno ha le proprie idee e ogni idea si differenzia dalle altre per delle sfumature pi\u00f9 o meno accentuate\u00bb.<\/p>\n<p><em>Marco Ricolfi<\/em>: \u00abIl mio punto di vista personale \u00e8 il seguente. Credo sia necessario richiedere al nostro legislatore di sfruttare appieno gli spazi di libert\u00e0 della direttiva sul copyright. Purtroppo finora non lo ha fatto. \u00c8 importantissimo far capire, a livello europeo e interno, che la questione della libert\u00e0 di utilizzazione a valle \u00e8 questione costituzionale, per noi l&#8217;articolo 21 della Costituzione che garantisce la libetrta di espressione. E si noti che si potrebbe profilare un conflitto fra norma costituzionale interna e norme sul diritto d&#8217;autore armonizzate comunitariamente, perch\u00e9, come detto, la libert\u00e0 di espressione \u00e8 garantita da un articolo della Costituzione mentre il diritto d&#8217;autore e armonizzato dalla Comunit\u00e0. Secondo la nostra corte costituzionale in materia di diritti fondamentali, la Costituzione prevale sul diritto comunitario. E lo stesso dice il Bundesverfassungsgericht tedesco, con i casi Solange I e II (qui Solange non \u00e8 una maga o veggente; &#8220;so lange&#8221; vuol dire per l&#8217;appunto che le norme comunitarie vincolando fin quando &#8211; so lange &#8211; non siano in contrasto con le Grundfreiheiten, le libert\u00e0 fondamentali, fra cui c&#8217;\u00e8 la libert\u00e0 di espressione). Io credo che si stia inaugurando un&#8217;epoca costituzionale della propriet\u00e0 intellettuale, perch\u00e9 questo conflitto di cui ora ho detto si sta manifestando; e altri conflitti analoghi si potranno aprire in materie non meno delicate, come le biotecnologie. Per quanto riguarda i brevetti sul software, sono contrario a essi, se non nei limiti ristretti tracciati da Guglielmetti. Ad esempio, adesso si stanno perfezionando chip che lavorano in modo asincrono, ma per farli lavorare in collegamento ai sistemi operativi mancano i software di raccordo. Forse qui ci starebbe la computer implemented invention, cio\u00e8 la tutela prevista dalla prposta di direttiva. L&#8217;importante \u00e8 che non si avverino i miei timori, ovvero che, visto che le libere utilizzazioni del software (gli articoli 5 e 6 della direttiva 250\/91, che garantiscono decompilazione, interoperabilit\u00e0 e interconnessione, sono pi\u00f9 ampi dei fair uses del diritto dei brevetti), si prenda la palla al balzo del cumulo della protezione di brevetto con quella del diritto d&#8217;autore per dire al movimento free software: voi certe cose potevate farle finch\u00e9 decompilavate programmi tutelati dal diritto d&#8217;autore, creavate programmi interoperabili con altri protetti dal diritto d&#8217;autore. Ora invece non potete farlo pi\u00f9. Il testo dell&#8217;articolo 6 della proposta di direttiva approvata il 14 settembre 2003 non prende in adeguata considerazione il problema. Io riproporrei il testo che avevo inserito in una proposta di emendamento: per ottenere l&#8217;effetto indicato gli emendamenti dovrebbero essere del tenore che segue, con riferimento al Considerando (18): &#8220;Acts permitted both under Directive 91\/250\/EEC on the legal protection of computer programs by copyright, in particular provisions thereof relating to decompilation and interoperability, and under the patent laws of the member States, in particular relating to experimental use and research exemptions, should not be affected through the protection granted by patents for inventions within the scope of this Directive; rather, the corresponding fair use provisions should be introduced into the patent laws of the member State&#8221;; con riferimento all&#8217;art. 6: &#8220;Without prejudice to provisions concerning experimental use and research exemption contained in member States patent laws, Acts permitted as exceptions under Articles 5 and 6 [sopra descritti] of Directive 91\/250\/EEC on the legal protection of computer programs by copyright, in particular provisions thereof relating to decompilation and interoperability, shall be neither affected through the protection granted by patents for inventions within the scope of this Directive nor restricted by it\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali considerate i casi pi\u00f9 interessanti tra le realt\u00e0 che hanno adottato le Creative Commons?<\/strong><\/p>\n<p><em>Danilo Moi<\/em>:\u00abSiamo ben felici che italy.indymedia.org, uno dei pi\u00f9 importanti network di informazione indipendente in Italia, abbia adottato la licenza CC Attribution-ShareAlike insieme ad altre importanti realt\u00e0, tra le quali Rekombinant.org, Ngvision, Newbrainframes.org, Open-economy.org, Erroneo, CopyDown. \u00c8 anche interessante che sempre pi\u00f9 siti web e blog di persone, gruppi e associazioni italiani abbiano adottato le licenze Creative Commons. Sono casi che nel loro piccolo testimoniano il grande interesse per l&#8217;iniziativa e contribuiscono notevolmente alla diffusione dei suoi principi. Ci auguriamo che ben presto aderiscano sempre pi\u00f9 autori, ma anche case editrici e discografiche.<\/p>\n<p><em>Lorenzo De Tomasi<\/em>: \u00abUno dei casi pi\u00f9 interessanti a livello internazionale \u00e8 sicuramente PloS Biology, la rivista della Public Library of Science che propone &#8220;accesso immediato e non limitato a idee, metodi, risultati e conclusioni in campo scientifico&#8221;. Spero vivamente che in un futuro molto prossimo anche le universit\u00e0 e gli enti di ricerca italiani si aprano a una diffusione libera della conoscenza.Altre realt\u00e0 italiane degne di nota sono i progetti Gnutemberg (www.gnutemberg.org), un archivio di documentazione tutelata da licenze libere e un elenco delle strutture che sono in grado di produrne e venderne copie stampate o fotocopiate, Manuzio di LiberLiber, una biblioteca telematica accessibile gratuitamente, e il progetto ScuolaOnline (www.scuolaonline.wide.it) per la realizzazione di manuali scolastici che possono essere distribuiti e utilizzati liberamente in tutte le scuole pubbliche, ma non per fini di lucro. Nonostante queste realt\u00e0 non adottino licenze Creative Commons, i loro obiettivi sono, a mio parere, in piena sintonia con il nostro progetto.<\/p>\n<p><small><em>Copyright 2003 Antonio Amelia, Marco Ciurcina, Juan Carlos De Martin, Lorenzo De Tomasi, Danilo Moi, Pinna, Marco Ricolfi.<br \/>\nThis work is licensed under the Creative Commons Attribution-NoDerivs License. To view a copy of this license, visit<span>\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nd\/1.0\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nd\/1.0\/<\/a><span>\u00a0<\/span>or send a letter to Creative Commons, 559 Nathan Abbott Way, Stanford, California 94305, USA.<\/em><\/small><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonella Beccaria (shalom@linux.it) Originariamente apparso su\u00a0Opensource\u00a0(http:\/\/opensource.dschola.it\/), n. 6, Systems Comunicazioni, Vigano di Gaggiano (MI), Febbraio 2004. URL: http:\/\/www.interpuntonet.it\/OpenSource\/rivista\/6\/creative\/creativee.html. Nasce il gruppo di lavoro nazionale che aderisce al movimento inaugurato nel 2001 da Lawrence Lessig. 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