{"id":902,"date":"2005-10-26T13:03:47","date_gmt":"2005-10-26T11:03:47","guid":{"rendered":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/?p=902"},"modified":"2020-01-21T13:20:42","modified_gmt":"2020-01-21T12:20:42","slug":"articolo-cnet-le-creative-commons-rendono-liberi-i-contenuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/index.php\/902\/","title":{"rendered":"Articolo CNET: &#8220;Le Creative Commons rendono liberi i contenuti?&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"submitted\">\n<p><span style=\"font-size: 16px; font-weight: 400;\">di<\/span><span style=\"font-size: 16px; font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><b style=\"font-size: 16px;\">Tom Merritt<\/b><span style=\"font-size: 16px; font-weight: 400;\">, Executive Editor, CNET.com &#8211; 13 ottobre 2005<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"content\">\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.creativecommons.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Creative Commons<\/a><span>\u00a0<\/span>\u00e8 un\u2019organizzazione che consente la diffusione di opere creative sotto licenze che offrono maggiore flessibilit\u00e0 rispetto alla protezione dei \u201ctutti i diritti riservati\u201d automaticamente messa in essere dalla legge sul diritto d\u2019autore.<\/p>\n<p>Recentemente John Dvorak ha<span>\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/www.pcmag.com\/article2\/0,1895,1838244,00.asp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scritto un articolo<\/a><span>\u00a0<\/span>in cui chiedeva quale fosse il valore positivo delle Creative Commons. Ne ho parlato con la collega di CNET Molly Wood, e anche lei mi ha detto di non aver pienamente compreso l\u2019utilit\u00e0 di tali licenze.<\/p>\n<p>Nel frattempo,<span>\u00a0<\/span>53 milioni di opere su internet<span>\u00a0<\/span>sono linkate a licenze Creative Commons. Molte persone ne vanno abbracciando il concetto. Ma si tratta forse di qualcosa di pericoloso? O di rivoluzionario? Oppure non ha senso? Quanto segue \u00e8 il tentativo di chiarire cosa sono queste licenze follemente popolari e se possano risultare davvero utili.<\/p>\n<h3>Come funzionano le Creative Commons<\/h3>\n<p>Questo il concetto alla base delle licenze Creative Commons, per come lo comprendo io. Ogni opera creativa viene automaticamente tutelata nel momento in cui la si completa mettendo nero su bianco, premendo il tasto \u2019salva\u2019 o quello \u2018registra\u2019. Questa tutela assegna tutti i diritti a chi ha creato l\u2019opera. Nessuno pu\u00f2 usare tale opera senza l\u2019esplicito permesso scritto dell\u2019autore, ad eccezione dei casi stabiliti per l\u2019uso consentito a norma di legge. (Tra un momento chiariremo cosa s\u2019intende con \u2018uso consentito\u2019 [1]).<\/p>\n<p>Creative Commons offre una serie di licenze in qualche modo standardizzate a cui un autore pu\u00f2 ricorrere per offrire ulteriori diritti al pubblico. Ci\u00f2 \u00e8 analogo alla GPL utilizzata nel software. (Quel che mi \u00e8 risultato difficile comprendere e illustrare nella stesura di questo articolo \u00e8 il fatto che in realt\u00e0 le Creative Commons riguardano pi\u00f9 il pubblico che l\u2019autore spera user\u00e0 la propria opera, che la tutela dello stesso autore. Quest\u2019ultimo mantiene comunque i diritti che si riserva, pur abbandonandone volontariamente alcuni altri).<\/p>\n<p>Le norme sul diritto d\u2019autore tutelano ogni opera creativa realizzata, che l\u2019autore lo voglia o meno. Nessuno pu\u00f2 usare legalmente l\u2019opera di qualcun altro privo di licenza, al di l\u00e0 di quanto rientri nell\u2019uso consentito. Le Creative Commons funzionano come licenze che possono essere utilizzate da quanti decidono di condividere la propria opera. Non vogliamo condividerla? Nessun problema. Non usiamo una licenza Creative Commons.<\/p>\n<p>Ogni licenza Creative Commons definisce le modalit\u00e0 secondo cui chiunque pu\u00f2 usare quell\u2019opera al di l\u00e0 delle limitazioni imposte dall\u2019uso consentito, senza tuttavia dover negoziare una licenza specifica con chi ne detiene il diritto d\u2019autore. Esistono quattro condizioni che si possono applicare a una licenza Creative Commons:<\/p>\n<ul>\n<li><b>Attribuzione<\/b>: si pu\u00f2 usare l\u2019opera ma \u00e8 necessario dare credito all\u2019autore. Questa condizione vale per tutte le licenze Creative Commons.<\/li>\n<li><b>Non commerciale<\/b>: si pu\u00f2 usare l\u2019opera soltanto se non se ne ricava denaro.<\/li>\n<li><b>Non opere derivate<\/b>: si pu\u00f2 usare l\u2019opera soltanto se non viene alterata o trasformata al di l\u00e0 degli usi consentiti dalla legge sul diritto d\u2019autore.<\/li>\n<li><b>Condividi allo stesso modo<\/b>: si pu\u00f2 trasformare l\u2019opera soltanto se quella risultante rimane disponibile in base agli stessi termini dell\u2019opera originale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste quattro condizioni possono essere combinate in sei modi diversi [2], tra cui poi sceglie l\u2019autore.<\/p>\n<h3>Come si differenzia quanto sopra dal cosiddetto uso consentito?<\/h3>\n<p>Le norme sull\u2019uso consentito permettono gi\u00e0 l\u2019utilizzo delle opere altrui, pur se in maniera alquanto limitata. [Negli Stati Uniti] ci\u00f2 divenne legge nel 1976 come sezione 107 della legge sul diritto d\u2019autore.<\/p>\n<p>Secondo il<span>\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/fairuse.stanford.edu\/Copyright_and_Fair_Use_Overview\/chapter9\/9-a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sito web della Stanford University<\/a><span>\u00a0<\/span>sull\u2019uso consentito, in senso generale, tale uso di un\u2019opera tutelata dal diritto d\u2019autore sta a indicare \u201cqualsiasi copia del materiale coperto dal diritto d\u2019autore realizzata a scopo limitato e \u2018trasformativo\u2019 quali commentare, criticare e fare la parodia di un\u2019opera sotto diritto d\u2019autore.\u201d<\/p>\n<p>La legge USA prevede un test basato su quattro fattori per stabilire se un uso \u00e8 consentito o meno. Il test riguarda la natura dell\u2019uso, la quantit\u00e0 di opera originale utilizzata, la natura dell\u2019opera risultante o derivata, lo scopo dell\u2019uso. I giudici devono prendere in esame tutti e quattro i fattori. (\u00c8 praticamente essenziale consultare un avvocato per essere certi che quanto si sta facendo rientri nell\u2019uso consentito).<\/p>\n<p>Talvolta gli autori vogliono distribuire un\u2019opera permettendo a chiunque di farci quel che vuole, senza preoccuparsi di possibili denuncie o di consultare un avvocato. Nessuno costringe chicchessia a fare una cosa simile, ma diversi che lo ha fatto ritengono di averne tratto giovamento.<\/p>\n<p>Uno degli utilizzi delle Creative Commons \u00e8 quello di consentire la libera distribuzione della propria opera a scopo non-commerciale. In base alla legge sul diritto d\u2019autore, nessuno pu\u00f2 copiare un\u2019opera senza il permesso dell\u2019autore. Le licenze Creative Commons ci permettono di mantenere il diritto d\u2019autore e continuare a guadagnare dall\u2019opera, consentendo al contempo alle nuove tecnologie e agli appassionati di diffondere ampiamente l\u2019opera. Certo, l\u2019autore potrebbe semplicemente dire alla gente di ignorare il suo diritto d\u2019autore, ma una licenza assicura il pubblico sul fatto che l\u2019autore voglia veramente che sia ignorato.<\/p>\n<p>Consideriamo una band musicale che produca un file MP3. In base alla legge sul diritto d\u2019autore, se consentisse di diffondere tale file senza dover richiedere un permesso esplicito, in seguito qualcuno della band potrebbe denunciare coloro che lo fanno circolare. Se invece la band diffonde il file MP3 sotto una licenza Creative Commons, allora la gente lo pu\u00f2 condividere liberamente senza dover richiedere nulla e senza il timore di subire una denuncia. La libera distribuzione potrebbe fungere da strumento di marketing per un vero e proprio CD fisico. Molti gruppi musicali<span>\u00a0<\/span>hanno seguito questa procedura<span>\u00a0<\/span>con risultati diversi.<span>\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/www.craphound.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Cory Doctorow<\/a><span>\u00a0<\/span>la usa per i suoi racconti con risultati assai positivi. Ne regala il testo ma non l\u2019edizione cartacea. E afferma di guadagnarci [2].<\/p>\n<p>La band Wilco ha diffuso l\u2019album Yankee Hotel Fox Trot sotto una licenza simile alle Creative Commons. La loro etichetta discografica originale si era rifiutata di distribuire l\u2019album, ma dopo esser diventato popolare su Internet come un file dal download libero (e gratuito), un\u2019altra etichetta discografica (che, ironicamente, faceva parte del medesimo gruppo industriale di quella iniziale di Wilco) lo diffuse come normale CD, diventando uno degli album pi\u00f9 venduti di Wilco.<\/p>\n<h3>Forse le Creative Commons minacciano in qualche modo l\u2019uso consentito?<\/h3>\n<p>Qualcuno ritiene che le Creative Commons possano minacciare in qualche modo l\u2019esistenza dell\u2019uso consentito. Una licenza Creative Commons non ha alcuna conseguenza sull\u2019uso consentito di un\u2019opera. Il testo delle licenze Creative Commons dichiara espressamente che la normativa sul diritto d\u2019autore e qualsiasi altra norma, come l\u2019uso consentito, va comunque applicata.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 dei precedenti sull\u2019uso consentito, e dobbiamo lavorare per tutelarli. Ma le Creative Commons consentono al pubblico di usare un\u2019 opera senza i rischi, i costi o le limitazioni delle leggi sull\u2019uso consentito. Lawrence Lessig, il chairman di Creative Commons, ritiene anzi che l\u2019uso delle licenze Creative Commons far\u00e0 crescere la consapevolezza e aiuter\u00e0 nella battaglia per normative pi\u00f9 eque sul diritto d\u2019autore e sull\u2019uso consentito.<\/p>\n<h3>Le Creative Commons complicano forse l\u2019attuale normativa?<\/h3>\n<p>Qualche critico teme che le Creative Commons possano rendere pi\u00f9 complicata la normativa sul diritto d\u2019autore. Le Creative Commons non sono una legge, n\u00e9 aggiungono o sottraggono alcunch\u00e9 alle leggi esistenti. Sono soltanto delle licenze basate sulle norme relative al diritto d\u2019autore. Non modificano in alcun modo la legge n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di altre licenze, come una EULA [3]. Ci\u00f2 pu\u00f2 portare a modificare l\u2019attuale normativa, ma la sua sola esistenza non produce di per s\u00e8 alcun cambiamento. La maggioranza dei suoi sostenitori ritiene che i cambiamenti incorporati nelle licenze Creative Commons finiranno per indurre miglioramenti nella legislazione sul diritto d\u2019autore.<\/p>\n<h3>Se \u00e8 di pubblico dominio, perch\u00e9 ho bisogno di una licenza?<\/h3>\n<p>Ho notato anche che qualcuno si lamenta della \u201cdedica al Pubblico Dominio [4]\u201d resa disponibile da Creative Commons in aggiunta alle licenze. Costoro sostengono che se qualcosa \u00e8 di pubblico dominio non ha bisogno di alcuna licenza. \u00c8 vero. Ma se l\u2019autore di un\u2019opera la rende di pubblico dominio senza attendere i 70 anni dopo la propria morte, pu\u00f2 usare le Creative Commons per fornire immediatamente alla gente tutti i diritti connessi al pubblico dominio. \u00c8 solo una questione pratica. Probabilmente non \u00e8 questo che vuole la maggioranza dei critici, ma l\u2019opzione adesso esiste.<\/p>\n<h3>Il danno delle Creative Commons<\/h3>\n<p>C\u2019\u00e8 chi applica le licenze Creative Commons ai propri siti web quando non ne ha alcun bisogno. Se non si comprendono le implicazioni delle licenze, meglio prendersi qualche minuto per studiarle pi\u00f9 a fondo. Grazie a tali licenze, persone di ogni parte del mondo possono essere in grado di ripubblicare le nostre opinioni o riflessioni sotto forme diverse. Io ne faccio uso e sono d\u2019accordo con le relative implicazioni. Ma non \u00e8 proprio il caso di appiccicarle al proprio blog senza comprenderne il significato.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 qualcuno dovrebbe regalare in giro la propria opera?<\/h3>\n<p>Qualcuno si lamenta del fatto che se un autore diffonde qualcosa sotto una licenza Creative Commons, questa non pu\u00f2 essere revocata. Proprio cos\u00ec. L\u2019autore non pu\u00f2 pi\u00f9 revocarne i termini. \u00c8 proprio questo il punto.<\/p>\n<p>La vera questione qui riguarda il motivo per cui un autore debba decidere di regalare la propria opera, pur conservando i propri diritti. C\u2019\u00e8 chi non comprende i benefici di voler regalare qualcosa senza alcun ritorno immediato, e con la conseguenza aggiuntiva di rinunciare ad alcuni dei propri diritti.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 sopra ho menzionato due esempi, la band Wilco e lo scrittore Cory Doctorow. Lo stesso Professor Lessig ha diffuso online liberamente e gratuitamente copie dei suoi libri sotto Creative Commons, mentre i volumi cartacei hanno venduto piuttosto bene. Un altro impiego riguarda il campo dell\u2019istruzione. Molti accademici considerano favorevolmente le licenze Creative Commons. In base alla comune legislazione sul diritto d\u2019autore, se un professore vuole includere un articolo o il capitolo di un libro nelle copie del testo di corso, quel professore deve ottenere il permesso dell\u2019autore. Ci\u00f2 pu\u00f2 rivelarsi gravoso per un testo che contenga 10, 20 o anche pi\u00f9 articoli singoli. Le opere rilasciate sotto le licenze Creative Commons possono alleggerire questo aggravio.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 una sorta di scommessa, e non va bene per tutti. Qualcuno ne sta facendo buon uso. Altri riescono perfino a guadagnarci. Altri ancora diventano un po\u2019 famosi. C\u2019\u00e8 chi vuole soltanto offrire il proprio contributo al mondo. Questa \u00e8 la parte stramba a cui parecchia gente non crede o di cui non si fida. E non \u00e8 che debbano farlo per forza. Ma ci\u00f2 non rende affatto le Creative Commons pericolose o inutili.<\/p>\n<p><em>Grazie a Mia Garlick, responsabile degli affari legali di Creative Commons, e al Professor Lawrence Lessig, che mi hanno aiutato a comprendere il funzionamento delle Creative Commons.<\/em><\/p>\n<p>\u2014\u2014\u2014\u2014\u2013<br \/>\nIl<span>\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/reviews.cnet.com\/4520-3000_7-6357305.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">testo originale<\/a><span>\u00a0<\/span>e la traduzione italiana vengono diffusi sotto la licenza<span>\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-sa\/2.5\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.5<\/a>.<br \/>\n\u2014\u2014\u2014\u2014\u2013<br \/>\nNote alla versione italiana:<br \/>\n[1] Il concetto di uso consentito statunitense non coincide perfettamente con quello delle \u201ceccezioni\u201d previste delle norme sul diritto d\u2019autore italiane e comunitarie.<br \/>\n[2] Le sei licenze Creative Commons sono:<br \/>\n* Attribuzione;<br \/>\n* Attribuzione &#8211; Non opere derivate;<br \/>\n* Attribuzione &#8211; Non commerciale &#8211; Non opere derivate;<br \/>\n* Attribuzione &#8211; Non commerciale;<br \/>\n* Attribuzione &#8211; Non commerciale &#8211; Condividi allo stesso modo;<br \/>\n* Attribuzione &#8211; Condividi allo stesso modo.<br \/>\n[3] In Italia, sempre in campo editoriale, il caso pi\u00f9 noto di una scelta analoga \u00e8 forse quello del collettivo Wu Ming.<br \/>\n[4] End User License Agreement, ovvero una delle solite licenze che accettiamo pi\u00f9 o meno automaticamente quando installiamo molti software.<br \/>\n[5] Il concetto di \u201cpubblico dominio\u201d in Italia, e in generale nell\u2019Europa continentale, non coincide esattamente con quello anglo-sassone.<br \/>\n\u2014\u2014\u2014<br \/>\nTraduzione italiana a cura di Bernardo Parrella e Juan Carlos De Martin.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Tom Merritt, Executive Editor, CNET.com &#8211; 13 ottobre 2005 Creative Commons\u00a0\u00e8 un\u2019organizzazione che consente la diffusione di opere creative sotto licenze che offrono maggiore flessibilit\u00e0 rispetto alla protezione dei \u201ctutti i diritti riservati\u201d automaticamente messa in essere dalla legge sul diritto d\u2019autore. 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