{"id":1928,"date":"2026-05-29T10:15:34","date_gmt":"2026-05-29T08:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/?p=1928"},"modified":"2026-06-05T15:31:54","modified_gmt":"2026-06-05T13:31:54","slug":"osservazioni-su-ecomic-lettera-aperta-alla-direzione-generale-digitalizzazione-e-comunicazione-del-ministero-della-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/index.php\/1928\/","title":{"rendered":"Osservazioni su ECOMIC &#8211; Lettera aperta alla Direzione generale digitalizzazione e comunicazione del Ministero della Cultura"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Pubblichiamo di seguito la lettera aperta alla Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione del Ministero della Cultura. Il documento, sottoscritto congiuntamente da Creative Commons Italia, Wikimedia Italia e GPOLINFO, contiene una serie di dettagliate osservazioni relative al recente report ECOMIC.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ecco il testo integrale:<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Premessa<\/h2>\n<p>A nome di Creative Commons Italia, Wikimedia Italia\u00a0e del Gruppo di studio sulle Politiche dell\u2019Informazione dell\u2019AIB (Associazione Italiana Biblioteche), con la presente vogliamo partecipare alla consultazione pubblica ed esprimere il nostro parere sul report ECOMIC in ragione del nostro ruolo nella promozione dell\u2019accesso aperto, del riuso dei dati pubblici e della valorizzazione del patrimonio culturale digitale.<\/p>\n<p>Il nostro parere si collega al pi\u00f9 ampio quadro delle politiche europee volte alla costruzione di un\u2019economia della conoscenza e dei dati, fondata sui principi FAIR, nonch\u00e9 su modelli di apertura e riuso \u201cby default\u201d. In ambito europeo, tale indirizzo \u00e8 stato progressivamente consolidato attraverso un articolato quadro normativo, a partire dalla Direttiva 2003\/98\/CE sul riuso dell\u2019informazione del settore pubblico, successivamente modificata dalla Direttiva 2013\/37\/UE e rifusa nella Direttiva (UE) 2019\/1024 (<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=CELEX:32019L1024\"><u>Open Data Directive<\/u><\/a>), che stabilisce il principio secondo cui i dati pubblici devono essere resi disponibili in formati aperti e riutilizzabili, anche per finalit\u00e0 commerciali, promuovendo innovazione, concorrenza e sviluppo del mercato unico digitale. Tale quadro \u00e8 ulteriormente rafforzato da infrastrutture europee quali l\u2019<a href=\"https:\/\/data.europa.eu\/it\"><u>European Data Portal<\/u><\/a>, che facilitano l\u2019accesso e il riuso transfrontaliero dei dati pubblici, nonch\u00e9 da iniziative legate all\u2019Open Science e alla diffusione dei dati FAIR, tra cui le politiche promosse da<span>\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/www.openaire.eu\/\"><u>OpenAIRE<\/u><\/a><span>\u00a0<\/span>e dalla Commissione europea e progetti quali<span>\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/www.europeana.eu\/it\"><u>Europeana<\/u><\/a>,<span>\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/portal.ariadne-infrastructure.eu\/services\"><u>ARIADNE PLUS<\/u><\/a>,<span>\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/www.dataspace-culturalheritage.eu\/en\"><u>Common European Data Space for Cultural Heritage<\/u><\/a>, orientate alla condivisione, interoperabilit\u00e0 e riusabilit\u00e0 dei dati culturali secondo i principi FAIR.<\/p>\n<p>In questo contesto si inserisce altres\u00ec la campagna<span>\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/openheritagestatement.org\/\"><u>Open Heritage Statement<\/u><\/a><span>\u00a0<\/span>promossa da Creative Commons, che si indirizza all\u2019UNESCO e incoraggia le istituzioni culturali a rendere disponibili senza restrizioni i contenuti in pubblico dominio, in modo coerente con i principi europei di apertura e riuso.<\/p>\n<p>Alla luce di tali riferimenti normativi e strategici, la reportazione ECOMIC appare presentare elementi di disallineamento rispetto agli orientamenti europei sopra richiamati. A fronte di dichiarazioni programmatiche orientate all\u2019apertura e alla condivisione, emergono infatti impostazioni che richiamano modelli autorizzatori e restrittivi, suscettibili di limitare l\u2019effettiva riutilizzabilit\u00e0 dei dati culturali.<\/p>\n<p>Il presente contributo intende pertanto evidenziare, in forma sintetica, i principali profili di criticit\u00e0 e le possibili linee di adeguamento, al fine di assicurare un pieno allineamento del progetto agli obiettivi europei in materia di open data, riuso e valorizzazione del patrimonio culturale digitale, oltre a garantire sostenibilit\u00e0 e un raccordo efficace con il sistema bibliotecario, anche in prospettiva di una riforma del settore.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Report ECOMIC<\/h2>\n<p>Se da una parte il report sembra essere orientato verso principi attigui agli obiettivi del movimento open access, dall\u2019altra sembra rimanere ancorato a logiche conservative, non superando il paradigma proprietario costituito dalla concessione dell\u2019autorizzazione e dalla corresponsione dei canoni per il riuso commerciale dei beni culturali.<\/p>\n<p>A pagina 11, il report definisce il progetto come \u201cun\u2019infrastruttura culturale nazionale distribuita e cooperativa, capace di generare nuovo valore culturale, educativo, sociale ed economico attraverso la condivisione e il riuso dei dati.\u201d<\/p>\n<p>Incoraggiante sembrerebbe anche il riferimento a Europeana a pagina 26, come testimonianza dell\u2019accelerazione del panorama europeo verso la digitalizzazione del patrimonio culturale. Ove la stessa viene descritta come\u00a0 \u201cl\u2019infrastruttura di riferimento dell\u2019Unione Europea per l\u2019aggregazione e l\u2019accesso ai contenuti culturali digitali. Promuove la diffusione di standard comuni per la metadatazione, l\u2019accesso e il riuso, costituendo un punto di riferimento essenziale per la progettazione di un\u2019infrastruttura federata e interoperabile come Ecomic\u201d (sic!).<\/p>\n<p>A pag. 28, si riporta che \u201cEcomic non impone un unico modello di gestione del patrimonio digitale, ma offre un contesto [\u2192p. 205] abilitante plurale, dove ciascun Attore \u2013 pubblico o privato, istituzionale o comunitario \u2013 pu\u00f2 riconoscersi, partecipare e contribuire secondo le proprie competenze e missioni\u201d.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, a pagina 29 si dice che \u201cquesto modello si propone come superamento consapevole dell\u2019approccio verticale e centralizzato alla gestione del patrimonio, storicamente riconducibile a quello che Laurajane Smith ha definito Authorised Heritage Discourse (AHD). L\u2019AHD si fonda su una visione gerarchica e oggettivante della cultura, in cui la legittimit\u00e0 del sapere e del valore culturale \u00e8 attribuita quasi esclusivamente a istituzioni centrali e figure esperte, escludendo narrazioni alternative o comunitarie.\u201d<\/p>\n<p>A pagina 42, il report parla espressamente di \u201capertura dei dati\u201d e di \u201cmessa a disposizione di strumenti condivisi\u201d, precisando che l\u2019obiettivo \u00e8 di \u201cpromuovere modelli di valorizzazione che non subordinino il valore culturale alla monetizzazione, ma lo esprimano in forme economiche, sociali e civiche tra loro complementari.\u201d<\/p>\n<p>A pagina 47, il report parla di valorizzazione, ponendosi come obiettivo quello di \u201ctrasformare i beni digitali in valore culturale, educativo, sociale ed economico attraverso il riuso e l\u2019innovazione.\u201d<\/p>\n<p>Al riguardo, prevede tra i criteri di valutazione della riuscita del progetto \u201cvalore economico diretto e indiretto generato (ove rilevabile); Numero di imprese culturali e creative coinvolte in attivit\u00e0 di sviluppo o riuso\u201d.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, segnali contrari arrivano in varie altre parti del report. Gi\u00e0 dall\u2019incipit si intuisce la direzione del report, che viene condiviso tramite la licenza CC BY NC SA, che inibisce per l\u2019appunto ogni uso commerciale e che si pone comunque in contrasto con il simbolo \u00a9 riportato in epigrafe. A ben vedere, il report pubblicato da una pubblica amministrazione dovrebbe essere rilasciato in open access by default, trattandosi di materiale non tutelabile dal diritto d\u2019autore e rientrando nel perimetro della direttiva PSI.<\/p>\n<p>In nessuna parte del report si parla n\u00e9 di pubblico dominio, n\u00e9 di open access.<\/p>\n<p>Ancora, a pagina 49, si parla della segmentazione dei portatori di interesse e si individuano:<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>segmento consolidato<\/strong>: enti pubblici e privati gi\u00e0 titolari di patrimoni culturali e attivamente coinvolti nella loro gestione;<\/li>\n<li><strong>segmento operativo<\/strong>: soggetti che svolgono funzioni professionali e tecniche legate alla valorizzazione, gestione e digitalizzazione del patrimonio;<\/li>\n<li><strong>segmento aperto<\/strong>: soggetti esterni al perimetro tradizionale della tutela e della gestione, ma potenzialmente interessati a riutilizzare o valorizzare i contenuti digitali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Se da questa previsione si sarebbe portati a pensare che il report voglia promuovere il riuso dei beni culturali anche a fini commerciali, la speranza viene stroncata a pagina 54, quando, esemplificando il segmento aperto, si parla di \u201cStartup e PMI innovative e\/o specializzate in ambiti legati (ad es.) a grafica, giochi, accessibilit\u00e0, restauro, diagnostica; aziende di ogni dimensione con focus pi\u00f9 tecnologico, che offrono servizi (ad es.) di digitalizzazione, archiviazione, realt\u00e0 aumentata, intelligenza artificiale, produzione digitale, progettazione di interfacce e soluzioni gestionali per la cultura.\u201d Le imprese commerciali sembrano essere configurate pi\u00f9 come fornitori di servizi che come utilizzatori.<\/p>\n<p>Si comprende dunque come la digitalizzazione stessa non sia pensata per favorire la libera diffusione ed utilizzazione dei beni culturali, ma unicamente a garantire la valorizzazione dello stesso dal punto di vista tecnologico, senza che ci\u00f2 rispecchi in alcun modo n\u00e9 gli obiettivi di Creative Commons Italia e\u00a0Wikimedia Italia,\u00a0n\u00e9 tantomeno quanto previsto dalla Corte dei Conti con la delibera n. 50\/2022\/G del 12 ottobre 2022 e\u00a0 n. 76\/2023\/G dell\u2019ottobre 2023.<\/p>\n<p>L\u2019orientamento \u00e8 confermato a pagina 145, quando si prevede che \u201cI servizi per l\u2019esplorazione dei dati, denominati Ecomic Data Hub, consentono di ricercare ed esportare i dati del patrimonio digitale in dataset riutilizzabili. L\u2019accesso \u00e8 modulato in base alle competenze e alle finalit\u00e0 dell\u2019utente (\u2026) Le policy di visibilit\u00e0 e protezione definite a livello di infrastruttura assicurano che<span>\u00a0<\/span><strong>l\u2019accesso avvenga nel rispetto delle regole stabilite dagli enti titolari<\/strong><span>\u00a0<\/span>(\u2026.) Ecomic Data Hub<span>\u00a0<\/span><strong>democratizza l\u2019accesso ai dati culturali, consentendo a qualsiasi tipologia di utente di interrogare il patrimonio e ottenere risorse pronte per il riuso, nel pieno rispetto delle tutele previste<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>In conclusione, il report sembra essere un passo in avanti da un punto di vista tecnico verso la digitalizzazione del patrimonio culturale, dando adito quantomeno alla necessit\u00e0 di superare un\u2019impostazione unicamente analogica dello stesso. Dal punto di vista giuridico per\u00f2, gli obiettivi dell\u2019open access sembrano ancora essere osteggiati e neutralizzati dalle formule di cui sopra.<\/p>\n<p>Degna di nota \u00e8 anche l\u2019assenza di qualsivoglia raccordo con un\u2019imminente riforma del settore bibliotecario. Una \u201cpolitica dell\u2019informazione\u201d di ampio respiro non pu\u00f2 procedere su binari separati rispetto alla riforma legislativa di settore. \u00c8 indispensabile che Ecomic 2.0 non venga percepito solo come un\u2019infrastruttura tecnologica legata al PNRR, ma che sia esplicitamente incardinato nel nuovo quadro normativo che mira a riconoscere le biblioteche come infrastrutture essenziali e stabili entro sistemi di democrazia informativa.<\/p>\n<p>Dall\u2019analisi del testo emerge che Ecomic \u00e8 strettamente figlio del PNRR e del Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND). Esso descrive un ecosistema tecnologico e una \u201cgovernance distribuita\u201d, ma lo fa in un vuoto normativo primario: manca infatti un richiamo a quelle<span>\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/www.aib.it\/documenti\/proposta-legge-sulle-biblioteche\/\">\u201cNorme sul Sistema Bibliotecario Italiano\u201d<\/a><span>\u00a0<\/span>che l\u2019AIB ha presentato proprio a fine 2025 per dare una base legislativa solida e democratica ai servizi bibliotecari. Questa omissione non \u00e8 un dettaglio, poich\u00e9 rischia di far apparire l\u2019ecosistema digitale come un\u2019iniziativa puramente ministeriale o legata a fondi temporanei, piuttosto che come parte integrante di una riforma strutturale del settore bibliotecario che sancisca il diritto dei cittadini all\u2019informazione e alla conoscenza.<\/p>\n<p>Inoltre, da una parte, il passaggio da una gestione a \u201csilos\u201d a un modello di ecosistema distribuito e cooperativo rappresenta certamente un elemento positivo del documento, in quanto prospetta una possibile reale valorizzazione del patrimonio culturale italiano e una convergenza sempre maggiore tra Musei, Archivi e Biblioteche, nell\u2019ambito di una visione della trasformazione digitale avanzata e condivisibile. Il documento cita, infatti, la \u201cgovernance distribuita\u201d e pone l\u2019obiettivo ambizioso di far s\u00ec che, entro il 2030, il 40% delle risorse digitali su D.PaC provenga da piccoli enti. Dall\u2019altra parte, per\u00f2, rimane il timore che la complessit\u00e0 tecnologica richiesta (API, grafi di conoscenza) possa creare un nuovo divario digitale tra i grandi istituti centrali e le biblioteche di ente locale o minori. \u00c8 necessario che i servizi di conferimento dati (D.PaC) siano realmente semplificati per abbassare le barriere tecniche ed economiche per chi non ha competenze specialistiche interne.<\/p>\n<p>Si rendono inoltre necessarie delle garanzie concrete sulla sostenibilit\u00e0 economica oltre la conclusione dei fondi PNRR: gli \u201cstrumenti stabili per la disseminazione\u201d previsti a partire dal 2026 devono essere accompagnati da un piano di finanziamento strutturale che eviti l\u2019abbandono delle infrastrutture territoriali una volta esaurita la spinta emergenziale dell\u2019investimento pubblico. La trasformazione digitale non pu\u00f2 essere equa se non si investe prioritariamente nell\u2019alfabetizzazione digitale e nel supporto operativo costante agli attori pi\u00f9 fragili dell\u2019ecosistema.<\/p>\n<p>Da ultimo, occorre chiarire con maggiore dettaglio come i nuovi flussi di Ecomic si integreranno con il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). L\u2019efficacia dell\u2019ecosistema dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 di far dialogare queste piattaforme senza duplicare gli oneri operativi per i bibliotecari, salvaguardando l\u2019autonomia e la visibilit\u00e0 delle singole istituzioni all\u2019interno della \u201cregia unica\u201d ministeriale. Pur citando l\u2019Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU) e piattaforme come<span>\u00a0<\/span><em>Alphabetica,<\/em><span>\u00a0<\/span>il documento non chiarisce fino in fondo come Ecomic si armonizzer\u00e0 con il SBN in termini di flussi informativi quotidiani e di autonomia decisionale dei sistemi locali. Si parla di \u201cregia unica\u201d del Ministero della Cultura, un concetto che potrebbe entrare in tensione con il modello di cooperazione interistituzionale e di autonomia delle biblioteche previsto dalla proposta di legge AIB.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Hanno sottoscritto la presente lettera:<\/h2>\n<p><strong>Capitolo italiano di Creative Commons (Chapter Lead, Deborah De Angelis)<br \/>\nWikimedia Italia (Presidente, Ferdinando Traversa)<br \/>\nGPOLINFO (Coordinatrice, Antonella De Robbio)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo di seguito la lettera aperta alla Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione del Ministero della Cultura. Il documento, sottoscritto congiuntamente da Creative Commons Italia, Wikimedia Italia e GPOLINFO, contiene una serie di dettagliate osservazioni relative al recente report ECOMIC. 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