{"id":1299,"date":"2021-07-14T10:26:41","date_gmt":"2021-07-14T08:26:41","guid":{"rendered":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/?p=1299"},"modified":"2021-07-14T10:27:24","modified_gmt":"2021-07-14T08:27:24","slug":"e-arrivato-il-momento-per-creative-commons-di-creare-uno-strumento-legale-dedicato-al-settore-glam-per-letichettatura-delle-riproduzioni-digitali-fedeli-del-patrimonio-culturale-in-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/index.php\/1299\/","title":{"rendered":"E&#8217; arrivato il momento per Creative Commons di creare uno strumento legale dedicato al settore GLAM per l\u2019etichettatura delle riproduzioni digitali fedeli del patrimonio culturale in pubblico dominio? \/ Has the time come for Creative Commons to create a dedicated GLAM legal tool for labelling faithful digital reproductions of cultural heritage in the public domain?"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1301\" aria-describedby=\"caption-attachment-1301\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1301\" src=\"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-300x225.jpg 300w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-150x113.jpg 150w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-768x576.jpg 768w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-207x155.jpg 207w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o-1200x900.jpg 1200w, https:\/\/creativecommons.it\/chapterIT\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3667290154_267dca4d20_o.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 85vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1301\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/gnuckx\/3667290154\/in\/photolist-6A4PAA-6zZyEt-6A4Hj5-6A6n6q-6A6npu-6A5tS9-7vWip6-7vV6vB-7vV6fM-7vV6ka-6zZxek-6A4spd-6zZGci-6A1S9g-6A1DAV-6A5Mp1-7aGvRu-7vVFPD-6zZxwR-6A4NAf-7vZPLf-7vV2un-6zZyo2-7aCyxH-7vV6Bi-7vYTMG-7vYVob-6A4U9C-6A4WYQ-6zZwaZ-6A4BZG-6zZQK4-6zZtVP-6A4d4h-7vYT9h-6zZiBx-6zZgop-6A6uVh-6A4Y9f-6zZEiV-6zZz1k-6zZR54-6zZRBk-6A4XgC-6zZDk8-6zZps4-6zZuxK-7vYEZd-6zZwLV-6zZE7k\">Taormina-Sicilia-Italy<\/a> by <a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/gnuckx\/\">gnuckx<\/a> <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/publicdomain\/zero\/1.0\/\">CCo Public domain dedication<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<h1><b>E&#8217; arrivato il momento per Creative Commons di creare uno strumento legale dedicato al settore GLAM per l\u2019etichettatura delle riproduzioni digitali fedeli del patrimonio culturale in pubblico dominio?<\/b><\/h1>\n<p><span>Trascorsi circa 20 anni dalla loro nascita, le sei licenze di diritto d\u2019autore con alcuni diritti riservati e gli strumenti legali per l\u2019identificazione dei contenuti in pubblico dominio (forniti gratuitamente in uso alla collettivit\u00e0 dall\u2019associazione internazionale no-profit Creative Commons), sembrano non adattarsi perfettamente alle esigenze degli istituti di tutela del patrimonio culturale (indicati anche, per brevit\u00e0, con l\u2019acronimo inglese GLAM: Galleries, Libraries, Archives and Museums). L\u2019esigenza degli istituti culturali nelle attivit\u00e0 volte alla divulgazione in open access delle opere presenti nelle loro collezioni online \u00e8 quella di attestare visibilmente sulla riproduzione digitale del bene la provenienza del bene stesso al fine di rendere chiaro a ogni potenziale fruitore qual \u00e8 il rispettivo istituto di conservazione.\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>Come \u00e8 noto, le sei licenze di diritto d\u2019autore possono essere adottate dal titolare dei diritti o dal suo avente causa a ci\u00f2 autorizzato, al fine di gestire i diritti di utilizzazione economica di opere dell\u2019ingegno protette dalla legge, diverse dal software.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>Creative Commons ha realizzato, inoltre, lo strumento denominato \u201cCC0 dedication to the public domain<\/span><span>\u201d (<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/publicdomain\/zero\/1.0\/deed.it\">CC0 Universale 1.0 donazione al pubblico dominio<\/a>), con il quale il titolare dei diritti pu\u00f2 dichiarare che non \u00e8 necessario attribuire l\u2019opera al suo autore in quanto quest\u2019ultimo ha rinunciato ai propri diritti (anche morali, solo nelle legislazioni ove \u00e8 ammesso) e consente all\u2019utente di modificare e condividere l\u2019opera anche a scopo commerciale. CC0 \u00e8 definito \u201cwaiver\u201d, quale espressione della volont\u00e0 dell\u2019autore di rinunciare al diritto d\u2019autore e concedere al pubblico dominio la sua opera anticipatamente rispetto la scadenza legale del termine di durata. E\u2019 chiaro che una rinuncia totale del diritto d\u2019autore, comprensiva delle facolt\u00e0 che costituiscono il diritto morale, non \u00e8 ammessa nelle legislazioni in cui tale diritto personale non \u00e8 prescrivibile, n\u00e9 trasmissibile, n\u00e9 rinunciabile (come, ad esempio, in Italia). Il diritto alla attribuzione della paternit\u00e0 e la tutela del decoro e dell\u2019onore dell\u2019autore, lesa a seguito di modificazioni dell\u2019opera, sopravvivono al passaggio in pubblico dominio dell\u2019opera e possono essere fatte valere dai prossimi congiunti e in taluni casi anche dallo Stato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>L\u2019altro strumento legale per contrassegnare le opere in pubblico dominio offerto da CC \u00e8 il \u201cPublic Domain Mark\u201d- PDM (<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/choose\/mark\/?lang=it;%20CC0:%20https:\/\/creativecommons.org\/publicdomain\/zero\/1.0\/deed.it\">https:\/\/creativecommons.org\/choose\/mark\/?lang=it;%20CC0:%20https:\/\/creativecommons.org\/publicdomain\/zero\/1.0\/deed.it<\/a>)<\/span><span>, applicabile\u00a0 da chiunque per quelle opere sulle quali non operano restrizioni di diritto d&#8217;autore in tutto il mondo, o per quelle opere che sono gi\u00e0 effettivamente entrate nel pubblico dominio mondiale prima dello spirare del diritto d&#8217;autore per espressa volont\u00e0 del titolare del diritto d&#8217;autore stesso. Il PDM quindi non pu\u00f2 essere utilizzato per contrassegnare le opere che si trovano in pubblico dominio solo in alcune giurisdizioni e che siano tutelate dal diritto d&#8217;autore in altre.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>Sinora gli istituti di tutela del patrimonio culturale hanno adottato approcci differenti per la divulgazione digitale delle loro collezioni, spaziando da soluzioni che identificano le riproduzioni coerentemente con gli strumenti legali per il pubblico dominio oppure con le licenze CC compatibili con l\u2019open access, sino ad arrivare ad alcuni casi ove, invece, sono state adottate licenze CC pi\u00f9 restrittive che limitano il riuso (confronta FAQ ICOM 119: <a href=\"https:\/\/zenodo.org\/record\/4593914#.YNdIim7ONsM\">Quali tipologie di licenze d\u2019uso si stanno utilizzando nelle politiche Open Access?<\/a>)<\/span><span>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>Da qualche anno sta emergendo l\u2019esigenza sempre pi\u00f9 radicata di predisporre degli strumenti ad hoc per il settore GLAM, attraverso i quali gli istituti del patrimonio culturale possano rilasciare e condividere in modo aperto le immagini del patrimonio da loro custodito a fronte di una serie di garanzie di pubblicit\u00e0 specifiche.<\/span><\/p>\n<p><span>L\u2019esigenza principale riguarda la possibilit\u00e0 per i predetti istituti di vedersi riconosciuta l\u2019attivit\u00e0 di digitalizzazione del patrimonio da loro effettuata e di poter, quindi, attestare pubblicamente la provenienza (<\/span><i><span>source<\/span><\/i><span>) della riproduzione. Accade spesso, infatti, che gli istituti impropriamente adottino la licenza CC BY alle riproduzioni digitali di opere in pubblico dominio. Ci\u00f2 al fine di non imporre alcuna limitazione all\u2019uso della riproduzione ma, al contempo, sfruttare l\u2019obbligo di attribuzione per riportare pubblicamente le informazioni sulla la fonte della riproduzione digitale. Tale prassi non \u00e8 corretta dal punto di vista giuridico poich\u00e9, come detto, le licenze devono avere ad oggetto un\u2019opera protetta (la riproduzione fedele di un\u2019opera in pubblico dominio segue quindi la regola che si applica al bene culturale riprodotto) e, inoltre, l\u2019attribuzione richiesta dalla clausola BY riguarda solo le informazioni circa la paternit\u00e0 dell\u2019opera, oltre quelle sulla licenza applicata e le eventuali modifiche apportate all\u2019opera, e non anche la fonte della digitalizzazione. Si ricorda, poi, che essendo un contratto di licenza, quest\u2019ultimo potr\u00e0 essere adottato legittimamente solo dal titolare dei diritti d\u2019autore sull\u2019opera, che non sempre si identifica con l&#8217;istituto. Infine, l\u2019adozione di tale prassi, riduce notevolmente l\u2019applicazione di CC0 e del Public Domain Mark che, invece, sono gli strumenti pi\u00f9 idonei alla condivisione di immagini di opere in pubblico dominio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>A tal proposito, si rileva che un aspetto particolarmente sentito dagli istituti riguarda la necessit\u00e0 che le informazioni sulla provenienza siano ben visibili per gli utenti e non solo contenute nel file digitale. Un modo per raggiungere tale obiettivo ed assicurare agli istituti culturali la menzione pubblica della provenienza dell\u2019immagine, \u00e8 quello di abbinare agli strumenti legali di CC per la condivisione di contenuti in pubblico dominio, una serie di strumenti tecnici che consentano l\u2019accessibilit\u00e0 dei contenuti sfruttando le funzioni dei metadati e del machine-readable standard (&#8220;Reproductions of Public Domain Works Should Remain in the Public Domain&#8221;, <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/author\/claudiocreativecommons-org\/\">Claudio Ruiz, <\/a><a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/author\/scann\/\">Scann<\/a>, reperibile:<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/2019\/11\/20\/reproductions-of-public-domain-works\/\">https:\/\/creativecommons.org\/2019\/11\/20\/reproductions-of-public-domain-works\/<\/a>)<\/span><span>. Tutto ci\u00f2 al fine di garantire una forma grafica di pubblicit\u00e0 che consenta la valorizzazione delle informazioni sulla fonte di provenienza. L\u2019esigenza degli istituti di veder riconosciuto il proprio lavoro di digitalizzazione appare legittima e, pi\u00f9 in generale, tali informazioni possono avere un ruolo importante anche dal punto di vista della tracciabilit\u00e0 della fonte e della validazione della provenienza dell\u2019immagine agli occhi dell\u2019utente finale.<\/span><\/p>\n<p><span>Si potrebbe allora pensare a un\u2019evoluzione delle licenze Creative Commons per il patrimonio culturale in pubblico dominio che consentano, in caso di copie digitali fedeli di opere in pubblico dominio, di accompagnare alla menzione dell\u2019autore la citazione dell\u2019istituto di provenienza del bene.\u00a0 Si tratta di una esigenza sempre pi\u00f9 avvertita in Europa a seguito dell\u2019implementazione dell\u2019art. 14 della direttiva europea sul copyright che impedisce di imporre diritti esclusivi sulle copie fedeli di opere delle arti visive in pubblico dominio. Pi\u00f9 in generale questa soluzione rappresenterebbe un passo in avanti fondamentale nella direzione dell\u2019ampliamento della diffusione e circolazione delle immagini dello sconfinato patrimonio custodito da musei, archivi e biblioteche, eliminando un ostacolo sentito come cruciale da questi ultimi. Il vincolo per l\u2019utente di riconoscere la provenienza dell\u2019immagine del bene all\u2019atto del riuso, in definitiva, \u00e8 importante per rendere immediatamente riconoscibile il contesto di provenienza del bene (e dunque \u00e8 un valore aggiunto dal punto di vista conoscitivo), ma \u00e8 anche, pi\u00f9 semplicemente, un modo per riconoscere l\u2019impegno profuso dall\u2019istituto di tutela per la digitalizzazione del bene a fronte della pi\u00f9 completa libert\u00e0 di riuso della riproduzione fedele del bene culturale pubblico e in pubblico dominio che dovrebbe essere garantita a chiunque e per qualunque finalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>**********************************************************<\/p>\n<h1><b>Has the time come for Creative Commons to create a dedicated GLAM legal tool for labeling faithful digital reproductions of cultural heritage in the public domain?<\/b><\/h1>\n<p><span>About 20 years after their inception, the six copyright licences with some rights reserved and the legal tools for the public domain contents (provided free of charge to the community by the international non-profit association Creative Commons), seem not to fit perfectly with the needs of cultural heritage institutions (also referred to, for brevity, as GLAM: Galleries, Libraries, Archives and Museums). The need of cultural heritage institutions in their open access activities for the dissemination of works in their online collections is to visibly attest, on the digital reproduction of the object, the origin of the object itself in order to make clear to every potential user which is the respective institution of preservation.\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>As is well known, the six copyright licences can be adopted by the rights holder or its authorised assignee in order to manage the economic rights of intellectual works protected by law, other than software.<\/span><\/p>\n<p><span>Creative Commons has also created a tool called &#8220;CC0 dedication to the public domain<\/span><span>&#8221; (<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/publicdomain\/zero\/1.0\/deed.en\">CC0 1.0 Universal (CC0 1.0) Public domain dedication<\/a>), with which the rights holder can declare that it is not necessary to attribute the work to its author because the latter has renounced his rights (including moral rights, only in legislations where this is allowed) and allows the user to modify and share the work, even for commercial purposes.<\/span> <span>CC0 is defined as a &#8220;waiver&#8221;, in the meaning of the author renouncing his copyright and releasing his work into the public domain before the legal protection expiring date. It is clear that a total waiver of copyright, including the moral right, is not allowed in countries where moral right is not prescriptive, transmissible, or renounceable (as, for example, in Italy). The right to the attribution of authorship and the protection of the author&#8217;s decorum and honor, damaged by modifications to the work, survive the transfer of the work into the public domain and can be asserted by the next of kin and in some cases by the State.<\/span><\/p>\n<p><span>The other legal tool for marking works in the public domain offered by CC is the &#8220;<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/publicdomain\/mark\/1.0\/\">Public Domain Mark<\/a><\/span><span>&#8221; (PDM), which can be used by anyone for those works on which there are no copyright restrictions worldwide, or for those works that have already effectively entered the public domain worldwide before the expiry of copyright by the express will of the copyright holder. The PDM therefore cannot be used to mark works that are in the public domain only in some jurisdictions and are protected by copyright in others.<\/span><\/p>\n<p><span>So far, cultural heritage institutions have adopted different approaches for the digital sharing of their collections, from solutions that identify reproductions in line with legal tools for the public domain or CC licences compatible with open access to some cases where more restrictive CC licences have been adopted (<a href=\"https:\/\/zenodo.org\/record\/4608430#.YO1yr27OOMI\">Compare ICOM FAQ 106. Which copyright licenses are adopted in Open Access policies?<\/a>)<\/span><span>.<\/span><\/p>\n<p><span>For some years now, there has been a growing need to develop specific tools for the GLAM sector, through which cultural heritage institutions can release and share their heritage images in an open way, subject to a number of specific publicity guarantees.<\/span><\/p>\n<p><span>The main need for these institutions is the possibility to recognize their digitisation activity and to be able to publicly attest the source of the reproduction. It often happens, in fact, that institutions improperly adopt the CC BY licence for digital reproductions of works in the public domain. This is done in order to not impose any restrictions on the use of the reproduction but, at the same time, to exploit the attribution obligation to publicly display information on the source of the digital reproduction. This practice is not correct from a legal point of view since, as mentioned, the licences must concern a protected work (the faithful reproduction of a work in the public domain, therefore, follows the rule that applies to the reproduced cultural good) and, moreover, the attribution required by the BY clause only concerns the information about the authorship of the work, in addition to the information about the licence, applied and any modifications made to the work, and not also the source of the digitisation. It should also be noted that since it is a licence agreement, it can only be legitimately adopted by the copyright holder, which is not always identified with the institution. Lastly, the adoption of this practice considerably reduces the application of CC0 and the Public Domain Mark which, instead, are the most appropriate tools for sharing images of works in the public domain.<\/span><\/p>\n<p><span>In this regard, it should be noted that an aspect particularly felt by institutions concerns the need for information on provenance to be clearly visible to users and not only contained in the digital file. One way to achieve this objective, and to ensure that cultural institutions publicly mention the provenance of the image, is to combine the CC public domain legal tools with a set of technical tools that allow the accessibility of the content by exploiting the functions of metadata and the machine-readable standard (&#8220;Reproductions of Public Domain Works Should Remain in the Public Domain&#8221;, <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/author\/claudiocreativecommons-org\/\">Claudio Ruiz, <\/a><a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/author\/scann\/\">Scann<\/a>, reperibile:<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/2019\/11\/20\/reproductions-of-public-domain-works\/\">https:\/\/creativecommons.org\/2019\/11\/20\/reproductions-of-public-domain-works\/<\/a>)<\/span><span>, in order to guarantee a graphical form of publicity that enhances the information on the source of the digitization. The need for institutions to have their digitisation process recognized seems legitimate and, more generally, this information can also play an important role in terms of source traceability and validation of the origin of the image for the users.<\/span><\/p>\n<p><span>It could think about an evolution of the Creative Commons licences for cultural heritage in the public domain, that would allow, in the case of faithful digital reproductions of works in the public domain, to add the mention of the author at the mention of the institution that preserves cultural good. This is a need that is increasingly felt in Europe following the implementation of Article 14 of the European Digital Copyright Directive which prevents the imposition of exclusive rights on faithful reproductions of works of the visual arts in the public domain. More generally, this solution would represent a fundamental step forward in the direction of extending the dissemination and circulation of images of the cultural heritage preserved by museums, archives, and libraries, removing an obstacle felt to be crucial by them. The constraint for the user to recognize the origin of the image of the work at the time of reuse is ultimately important to make the context of the origin of the work itself immediately recognizable (and therefore an added value from a cognitive point of view), but it is also, more simply, a way to recognise the commitment of the institution for the digitisation of the cultural heritage in accordance to the freedom to reuse the faithful reproduction of the public cultural heritage in the public domain, that should be guaranteed to anyone and for any purpose.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; arrivato il momento per Creative Commons di creare uno strumento legale dedicato al settore GLAM per l\u2019etichettatura delle riproduzioni digitali fedeli del patrimonio culturale in pubblico dominio? 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